Quando si firma un compromesso, la caparra è il primo soldo che esce. Ma confirmatoria e penitenziale non sono la stessa cosa, e confonderle può costare caro. Ecco le differenze che contano.

Nella compravendita immobiliare, il contratto preliminare — quello che tutti chiamano "compromesso" — è il momento in cui le cose si fanno serie. Le parti si sono trovate sul prezzo, hanno negoziato le condizioni, e ora mettono nero su bianco l'impegno reciproco. La prima cosa concreta che segue la firma? La caparra.
Una somma di denaro che l'acquirente versa al venditore. Ma non è una semplice "cauzione". La caparra ha un ruolo giuridico preciso, e il Codice Civile ne prevede due tipologie — confirmatoria e penitenziale — che funzionano in modo radicalmente diverso. Confonderle, o non sapere quale si sta firmando, è un errore che può costare migliaia di euro.
La caparra confirmatoria è di gran lunga la più diffusa nelle compravendite immobiliari italiane. Quando nel compromesso non si specifica il tipo, la caparra è sempre presunta confirmatoria — è la regola generale stabilita dalla legge.
Ha una funzione composita che la rende uno strumento versatile:
Facciamo un esempio pratico per capire come funziona. Marco e Giulia firmano un compromesso per l'acquisto di un appartamento a 180.000 euro. Marco, l'acquirente, versa una caparra confirmatoria di 18.000 euro.
Il bello di questo meccanismo è la sua semplicità: non servono avvocati, cause e perizie per quantificare il danno. La caparra è il risarcimento.
Qui sta un aspetto che molti non conoscono. In alternativa al recesso con ritenzione della caparra, la parte adempiente può scegliere una strada diversa: agire per la risoluzione del contratto e il risarcimento integrale del danno. Questo ha senso quando il danno effettivo supera di molto l'importo della caparra — pensiamo a chi ha già venduto la propria casa confidando nell'acquisto, o chi ha sostenuto spese di ristrutturazione.
Attenzione però: scegliendo questa strada si rinuncia alla semplicità del meccanismo della caparra e si entra in un contenzioso giudiziario, con tempi e costi che possono essere significativi. Le due opzioni sono alternative, non cumulabili.
La caparra penitenziale è molto meno comune e funziona in modo completamente diverso. Non è una garanzia per l'inadempimento, ma il prezzo del diritto di recesso. In pratica, serve a consentire a entrambe le parti di tirarsi indietro — legittimamente — pagando un corrispettivo predeterminato.
Le conseguenze del recesso:
La differenza fondamentale rispetto alla confirmatoria? Qui non c'è inadempimento. Il recesso è un diritto legittimo che le parti si sono riconosciute reciprocamente. E soprattutto: non è possibile chiedere il risarcimento del danno in aggiunta alla caparra. La penitenziale è un tetto massimo, non un pavimento.
In pratica, si incontra raramente nelle compravendite residenziali. È più frequente in contesti commerciali, dove le parti vogliono riservarsi una via d'uscita senza conseguenze legali pesanti. Se la trovate in un compromesso per l'acquisto della prima casa, fatevi qualche domanda in più — e parlatene con un professionista del settore.
Per capire a colpo d'occhio:
Nella compravendita immobiliare, la caparra confirmatoria si aggira normalmente tra il 5% e il 20% del prezzo, con il 10% come soglia più frequente nelle nostre zone. Per un immobile da 150.000 euro, parliamo quindi di una caparra tipica di 15.000 euro.
Non esiste un obbligo di legge sull'importo — è tutto frutto della trattativa. Tuttavia, una caparra troppo bassa non offre una tutela adeguata al venditore (che si ritrova con un risarcimento irrisorio se l'acquirente si tira indietro), mentre una troppo alta espone l'acquirente a un rischio eccessivo. Il 10% è il punto di equilibrio che bilancia gli interessi di entrambi.
Se l'acquirente intende finanziare l'acquisto con un mutuo, è essenziale inserire nel preliminare una clausola sospensiva legata all'ottenimento del finanziamento. Senza questa clausola, se la banca nega il mutuo l'acquirente è inadempiente — e perde la caparra. Con la clausola, invece, il mancato ottenimento del mutuo fa decadere il contratto e la caparra viene restituita. Non è un dettaglio: è la differenza tra perdere 15.000 euro o riaverli indietro.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1247 del 2025, ha ribadito un principio importante: se l'acquirente recede dal preliminare senza una giustificazione oggettiva — cioè senza che il venditore sia gravemente inadempiente — è l'acquirente stesso a essere considerato inadempiente, e il venditore ha pieno diritto di trattenere la caparra confirmatoria.
Il Tribunale di Torino, nel febbraio 2025, ha poi stabilito che la mancata regolarizzazione catastale dell'immobile da parte del venditore costituisce grave inadempimento, legittimando il recesso dell'acquirente con restituzione del doppio della caparra. Una sentenza particolarmente rilevante, che dimostra quanto sia importante verificare la conformità urbanistica e catastale dell'immobile prima di arrivare al compromesso.
La Cassazione ha consolidato anche un altro principio fondamentale che vale la pena conoscere: il pagamento dell'intero prezzo di vendita non può mai essere qualificato come caparra confirmatoria, anche se le parti l'hanno espressamente definito tale nel contratto. La caparra, per sua natura giuridica, è una parte del prezzo — non la sua totalità. Può sembrare un caso limite, ma nelle compravendite di piccoli importi (box, cantine, terreni) capita più spesso di quanto si pensi.
Il contratto preliminare va registrato presso l'Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla sottoscrizione (o 30 giorni se stipulato per atto notarile). Le imposte da versare sono:
Queste imposte vengono poi detratte dall'imposta di registro dovuta al rogito, quindi non rappresentano un costo aggiuntivo ma un anticipo. Per approfondire il quadro completo delle imposte legate all'acquisto di casa, abbiamo preparato una guida specifica.
Prima di firmare un compromesso, leggete con attenzione la clausola relativa alla caparra. Verificate che sia espressamente indicata come "confirmatoria" o "penitenziale". Se non c'è indicazione, sapete già che sarà confirmatoria per legge — ma è sempre meglio che sia scritto nero su bianco. E se l'importo vi sembra troppo alto o troppo basso, chiedetevi perché: dietro ogni cifra c'è un equilibrio di rischio tra le due parti che va compreso, non subìto.
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