L'Italia conta circa 6.000 borghi abbandonati: da Craco, set di Hollywood, a Civita di Bagnoregio con i suoi 10 abitanti. Un patrimonio dimenticato che rinasce grazie al turismo.

L'Italia è famosa per i suoi borghi pittoreschi. Ma c'è un'altra faccia della medaglia, meno conosciuta e più inquietante: circa 6.000 borghi abbandonati punteggiano la penisola, se si contano anche alpeggi, stazzi e piccoli agglomerati. Secondo i dati ISTAT, sono oltre 1.000 le città e i paesi completamente disabitati.
Terremoti, frane, alluvioni, ma anche lo spopolamento causato dall'emigrazione e dall'industrializzazione hanno trasformato intere comunità in città fantasma. La Toscana detiene il primato con 19 borghi abbandonati censiti, seguita dal Piemonte (17), e poi Liguria e Sardegna (16 ciascuna).
Craco, in provincia di Matera, è il borgo abbandonato più cercato d'Italia con circa 14.800 ricerche online. La sua storia è un susseguirsi di calamità: una frana nel 1963 danneggiò gravemente l'abitato, costringendo a una prima evacuazione. L'alluvione del 1972 e il terremoto dell'Irpinia del 1980 completarono l'abbandono definitivo.
Ma la seconda vita di Craco è cominciata grazie al cinema. Il profilo spettrale delle sue case in rovina, arroccate su uno sperone di argilla, ha attirato registi da tutto il mondo:
Oggi Craco è visitabile solo con guida autorizzata, seguendo percorsi messi in sicurezza che attraversano le stradine deserte e le piazze silenziose.
Se Craco è un fantasma, Civita di Bagnoregio, nel Lazio, è una città che muore lentamente — e lo fa da secoli. Soprannominata "la città che muore" dallo scrittore Bonaventura Tecchi, sorge su uno sperone di tufo che si sbriciola anno dopo anno per l'erosione naturale.
Oggi è abitata da sole 10 persone. L'unico accesso è un ponte pedonale lungo 300 metri, costruito nel 1965, che collega il borgo al resto del mondo. Eppure, questa fragilità è diventata il suo punto di forza: Civita riceve oltre 700.000 visitatori l'anno, che pagano un biglietto d'ingresso di 5 euro (era 1,50 euro nel 2013).
Con origini etrusche di oltre 2.000 anni, Civita rappresenta un paradosso: un paese quasi disabitato che genera un turismo enorme.
Pentedattilo, in provincia di Reggio Calabria, deve il suo nome al greco Penta Daktilos, "cinque dita", per la spettacolare roccia che sovrasta il borgo e che ricorda una mano gigantesca protesa verso il cielo.
La storia di Pentedattilo è legata a un episodio sanguinoso: la Strage degli Alberti, avvenuta il 16 aprile 1686. Il barone Bernardino Abenavoli, respinto dalla nobile donna Antonietta Alberti, assaltò il castello con i suoi uomini e massacrò il padre di lei, Lorenzo Alberti, insieme ad altri membri della famiglia.
Dopo il devastante terremoto del 1789, il borgo fu progressivamente abbandonato. Oggi è una città fantasma visitabile, con alcune botteghe artigiane e laboratori artistici che tentano di ridarle vita.
I borghi fantasma d'Italia non sono solo rovine. Sono musei a cielo aperto che raccontano storie di terremoti, di emigrazione, di cambiamenti sociali. Negli ultimi anni, iniziative come le case a 1 euro (di cui parleremo in un altro articolo) e il crescente interesse per il turismo lento stanno dando a molti di questi borghi una seconda possibilità.
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